WLhemp, la canapa che parla italiano
Dall’Emilia la filiera che intreccia sostenibilità e industria
Parole di Debora Vitulano | Gennaio 2026
A Colorno, in Emilia, tra le pieghe del Po e i campi di mais, la canapa è tornata a crescere. Le piante svettano oltre i due metri, fitte, regolari, e nei capannoni vicini si sente l’odore secco della fibra appena lavorata. Emil Cioban, Alessandro Pollastri e Michele Maghei osservano il raccolto con lo sguardo di chi ha riportato in vita qualcosa che sembrava perduto. Con Whole Lotta Hemp hanno scelto di ricostruire in Italia una filiera che parte dalla terra e arriva alla materia industriale.
La nascita di una filiera agricola e industriale
Il progetto è nato da una manciata di semi e dal bisogno di capire come reagisse la pianta: «nel 2012 abbiamo coltivato i primi appezzamenti per vederla, toccarla, misurarne la tenacità. Poi nel 2016 abbiamo visitato un impianto di stigliatura e ci siamo detti: anche noi potremmo arrivarci». Da allora il percorso è stato lento, costruito insieme agli agricoltori del Nord Italia. «All’inizio era difficile convincerli. Oggi sono loro stessi a dirci quando anticipare o posticipare la macerazione, a leggere i segnali del terreno». La rete conta ormai centinaia di ettari e cresce di stagione in stagione. Per il 2026 WLhemp prevede fino a mille ettari coltivati, con un impianto in grado di trasformare il raccolto senza intermediari.
Dalla sperimentazione alla collaborazione con gli agricoltori
Il rapporto con chi coltiva è stato costruito nel tempo, stagione dopo stagione. Gli agricoltori che restano in filiera conoscono i propri terreni e sperimentano tecniche di macerazione che migliorano la qualità della fibra: «questo scambio di conoscenze è la base di una filiera giovane che si rafforza attraverso la fiducia». La crescita della rete permette di condividere protocolli adattabili: ogni appezzamento segue la logica del terreno, non quella dell’uniformità. La canapa, dicono, è una pianta “malleabile”, capace di adattarsi alle diverse condizioni climatiche e produttive del territorio. Con il tempo sono nate delle collaborazioni stabili. Gli agricoltori che partecipano alla filiera ricevono supporto tecnico e garanzie di ritiro del raccolto: un modello che riduce i rischi e rafforza la coesione economica dei territori rurali.
Sementi italiane e tracciabilità come garanzia di filiera
Dopo anni di prove con varietà francesi, WLhemp ha scelto di produrre e utilizzare sementi italiane: «costavano di più, ma rendevano di più. Oggi possiamo dire che la nostra filiera è davvero nazionale». I campi si estendono tra Emilia, Lombardia e Veneto. I balloni vengono caricati e lavorati nello stabilimento di Colorno: «li scarichiamo noi, li apriamo noi. Filiera corta per noi significa questo: pochi chilometri, poca burocrazia, la certezza di sapere da dove arriva ogni fibra». Il sistema di tracciabilità registra ogni parcella coltivata e consente di risalire in qualsiasi momento al lotto d’origine. Una precisione che garantisce qualità, trasparenza e affidabilità nei confronti dei clienti e degli agricoltori. Dietro ogni ballone c’è una storia produttiva: la varietà del seme, la data di semina, il tempo di macerazione, l’essiccazione. WLhemp conserva e archivia questi dati come parte integrante del processo, trasformando la filiera in una rete documentata e verificabile.

Dalla fibra ai nuovi impieghi industriali
Nell’impianto la fibra grezza viene separata, pulita e trasformata in canapulo: «all’inizio consegnavamo solo fibra e canapulo, oggi le aziende chiedono lunghezze precise, gradi di macerazione, colore. Esistono numerose sfumature di canapa e ognuna ha il suo impiego». La domanda più forte arriva dalla bioedilizia, dove il canapulo viene utilizzato per biomattoni e pannelli isolanti: «non è un settore che abbiamo scelto a priori, ci è stato chiesto dal mercato, che oggi domanda tre volte quello che riusciamo a produrre». Altri settori in crescita sono l’automotive, il packaging biodegradabile e i materiali compositi, ambiti che richiedono standard tecnici stabili e continuità produttiva. La versatilità della fibra apre, inoltre, la strada a nuove applicazioni, dal design ai materiali per l’industria.
Economia circolare e agricoltura rigenerativa
La canapa assorbe più anidride carbonica di quanta ne serva per lavorarla: «per produrre quattro tonnellate di fibra e canapulo consumiamo circa dieci tonnellate di CO₂, ma la pianta ne cattura di più mentre cresce». Il suo effetto si vede nel suolo, lascia la terra più fertile e riduce la necessità di trattamenti chimici: «se la macerazione in campo avviene nel momento giusto, la fibra arriva già pronta e si elimina un’intera fase di lavorazione. Meno energia, meno costi, meno emissioni». Secondo i fondatori, l’equilibrio tra agricoltura e industria si misura proprio qui: nel modo in cui una pianta può rigenerare la terra e diventare materia per un’economia circolare. Oggi WLhemp rappresenta una comunità più che un’azienda, una rete di agricoltori, tecnici e piccole imprese che collaborano alla costruzione di una filiera nazionale: «stiamo realizzando con fatica il sogno di una filiera italiana completa, ma ogni passo avanti porta con sé una responsabilità, verso i campi, verso le persone, verso chi verrà dopo».


Debora Vitulano
Redattrice
Giornalista, scrittrice, traduttrice ed editor freelance, vive a Parma. Italo-russa, è appassionata di linguistica, letteratura, musica, arte e moda. Pratica yoga, le piace viaggiare e ama la natura e gli animali.


