Palazzo Venart, pausa verde sul Canal Grande
A Venezia, dove finisce l’acqua comincia il giardino
Parole di Debora Vitulano | Immagini di LDC Hotels Italy | Gennaio 2026
Uno dei pochi giardini veneziani affacciati direttamente sull’acqua, nato dopo un incendio ottocentesco e oggi parte integrante della vita del palazzo
C’è un punto, lungo il Canal Grande, in cui Venezia rallenta. Non perché il traffico si interrompa, ma perché lo sguardo trova un varco inatteso: un giardino che arriva fino all’acqua, la tocca, la accompagna. È il giardino di Palazzo Venart, nel sestiere di Santa Croce, uno degli spazi verdi più rari della città, nato da una mancanza e trasformato nel tempo in un luogo di equilibrio tra architettura, paesaggio e quotidianità.
A Venezia il giardino non è mai un semplice complemento decorativo. È un’eccezione urbana, una conquista fragile, spesso frutto di eventi imprevisti. Qui, più che altrove, la presenza del verde racconta una storia di adattamento: alla scarsità di suolo, ai vincoli storici, al clima lagunare. Il giardino di Palazzo Venart si inserisce in questa tradizione anomala, ma lo fa in modo diretto, senza mediazioni, affacciandosi sul canale più emblematico della città.
Un giardino nato da un incendio
Il palazzo, edificato nel XV secolo, aveva originariamente una facciata continua sul Canal Grande, con un accesso nobile dall’acqua e uno dalla calle. Come molte dimore veneziane, affermava la propria presenza urbana attraverso la pietra e la linearità del fronte. Tutto cambia nel 1845, quando un incendio distrugge l’ala affacciata sul canale. Quella parte non verrà mai ricostruita.
«Il palazzo era molto lungo e arrivava con la sua facciata fino all’acqua. Dopo l’incendio, quella porzione non venne più ricostruita e questo ha lasciato spazio alla possibilità di avere del terreno di fronte, e quindi un giardino», racconta Luana Mazzega, manager dell’hotel. Una scelta che, riletta oggi, appare quasi controintuitiva: rinunciare alla monumentalità per lasciare spazio a un’area aperta, in una città che storicamente ha edificato ogni centimetro disponibile.
Quel vuoto diventa così un margine verde, una soglia tra il palazzo e il canale. Non un giardino scenografico, ma uno spazio che modifica la relazione con l’acqua, rendendola meno distante e più domestica.

Tracce di storia tra piante e reperti
Il giardino di Palazzo Venart non nasce come progetto unitario, ma come sedimentazione. Tra prato e fioriture stagionali affiorano frammenti architettonici che appartenevano all’edificio originario: capitelli, parti di colonne, elementi lapidei recuperati durante i lavori di restauro.
«Sono stati ritrovati all’interno, quando il palazzo era in condizioni critiche, e oggi fanno parte del giardino. È un patrimonio che conserviamo con grande rispetto», spiega Luana. Non reperti isolati, ma presenze integrate nel paesaggio, che restituiscono una lettura stratificata dello spazio.
Anche la componente vegetale è il risultato di un equilibrio costante. Il palazzo è sottoposto a tutela e ogni intervento viene condiviso con la Soprintendenza, che indica specie, collocazioni e criteri paesaggistici. Le palme, ad esempio, non sono una concessione estetica, ma un richiamo diretto alla storia del luogo, noto anche come Palazzo Bacchini delle Palme: «abbiamo il dovere di preservarle, fanno parte dell’identità del palazzo». A questo si aggiunge la necessità di selezionare piante capaci di resistere all’ambiente lagunare, adattandosi a umidità, salinità e cicli stagionali.
Un’oasi vissuta, tra accoglienza e quotidianità
Da marzo a ottobre inoltrato, il giardino diventa uno degli spazi più vissuti dagli ospiti. Non solo come cornice visiva, ma come ambiente da abitare: «è un posto dove ci si può rilassare, leggere, bere un drink, pranzare o cenare. Ed è sorprendentemente silenzioso, pur essendo sul Canal Grande». La posizione leggermente arretrata rispetto al flusso principale del canale contribuisce a creare una sensazione di quiete inattesa.
L’esperienza inizia spesso dall’acqua. L’approdo privato consente di arrivare direttamente in giardino, trasformando l’ingresso in un momento di transizione: «arrivare in barca e trovarsi subito in questo spazio verde porta immediatamente in una dimensione di pace e tranquillità». Dal movimento del viaggio alla calma del palazzo, il giardino funziona come filtro e anticamera.
Accanto allo spazio affacciato sul canale, la corte interna completa il sistema dei luoghi all’aperto. Qui una magnolia secolare e un giuggiolo disegnano un’atmosfera raccolta, quasi estranea alla città. È il luogo della colazione, ma anche di piccoli concerti ed eventi, pensati come estensioni naturali dell’architettura: «è un palcoscenico naturale, uno spazio che aggiunge valore al soggiorno e dialoga con la città senza mai alzare la voce».
In una Venezia spesso raccontata per accumulo, il giardino di Palazzo Venart è una storia di sottrazione. Un vuoto che diventa risorsa, uno spazio verde che restituisce tempo, silenzio e continuità, ricordando come anche l’assenza, talvolta, possa generare paesaggio.


Debora Vitulano
Redattrice
Giornalista, scrittrice, traduttrice ed editor freelance, vive a Parma. Italo-russa, è appassionata di linguistica, letteratura, musica, arte e moda. Pratica yoga, le piace viaggiare e ama la natura e gli animali.
