A Palazzo d’Arco la mostra “Piante acquatiche”
A Mantova, sabato 21 marzo, con le illustrazioni di Interno Verde Design
Parole di Licia Vignotto | Immagini dalla Redazione | Marzo 2026
Ci sono almeno due buoni motivi per festeggiare la primavera a Mantova, a Palazzo d’Arco: il primo è sicuramente il suo meraviglioso giardino romantico, perla di eleganza e raffinatezza, il secondo è la mostra di illustrazione che Interno Verde ha dedicato al tema delle piante acquatiche, allestita nella splendida serra, che inaugurerà al pubblico proprio sabato 21 marzo.
Palazzo d’Arco oggi è uno spazio culturale, un museo aperto al pubblico, un luogo da scoprire per i tesori che conserva e da vivere grazie agli eventi che organizza. Nasceva però come abitazione privata, voluta e plasmata dai Conti d’Arco. Il complesso arrivò per via ereditaria alla famiglia nel 1740, e col passare del tempo e il succedersi delle generazioni venne ampliato, trasformato, arricchito. In realtà l’edificio aveva origini e forme più antiche, il carattere e le fattezze odierne sono frutto dell’intenso impegno dedicato dai conti alla sua ristrutturazione. Anche il giardino si deve a loro: fu Francesco Antonio d’Arco, influente uomo politico e senatore del Regno d’Italia, a comprare i terreni e gli immobili contigui alla residenza, per ricavare tra le varie strutture un eden di rigogliosa bellezza. Questo avvenne a metà Ottocento. Francesco Antonio volle importare nella sua piccola e tranquilla città lo stile di vita anglosassone, che aveva apprezzato nei numerosi viaggi a Londra.

Italo Scaietta, conservatore di Palazzo d’Arco, racconta a Interno Verde Mag quanto rilevante fu l’intervento: «una delle immagini più iconiche di questo spazio è la vista del giardino attraverso le aperture dell’esedra, che chiude il cortile. In origine dietro l’esedra c’era il muro che divideva le proprietà, con un trompe l’oeil che rappresentava un finto pergolato, per dare la prospettiva di uno sfondamento. Oggi lo sfondamento è reale, la natura c’è davvero». Lucidi e grandi tassi, più che centenari, sinuosi sentieri che si inoltrano tra le aiuole fiorite, roseti e tavoli bombati in ferro battuto, un labirinto formale, disegnato con siepi di erbe aromatiche, un brolo con antichi alberi da frutta, che ammicca alla tradizione della corte, al gusto rinascimentale.
«I lotti acquistati sul retro vennero unificati. Comprendevano varie strutture, che furono in parte abbattute. Venne mantenuta la preziosissima Sala dello Zodiaco, affrescata dal Falconetto, e parte di un vecchio palazzo della dinastia Gonzaga, al cui interno hanno trovato posto le collezioni scientifiche raccolte dal conte Luigi d’Arco, padre di Francesco Antonio. Le vecchie scuderie furono trasformate nel giardino d’inverno, cioè nella serra riscaldata, che all’epoca costituiva un elemento di grande innovazione e modernità. Grazie a questi accorgimenti la natura è entrata all’interno del palazzo».

Giovanna fu l’ultimo membro della famiglia D’Arco a risiedere qui. Siamo ormai nel Novecento, e attraverso le numerose fotografie custodite nell’archivio è possibile ricostruire la vita quotidiana che si svolgeva in giardino. «I ritratti della marchesa sono quasi sempre ambientati all’aria aperta, tra gli alberi e i fiori. La si può vedere attraversare le varie età della vita, una volta in bicicletta, oppure accomodata sulla sedia sdraio, oppure mentre dipinge. Il giardino era per lei una fonte di ispirazione e di pace». Fu grazie alla sua generosità che nel 1980 fu possibile aprire il complesso al pubblico. La donna infatti – rimasta vedova e senza eredi – dispose la creazione di una fondazione, atta a tutelare e valorizzare lo straordinario patrimonio che aveva ereditato.
Oggi che questi luoghi intimi, riservati ed esclusivi sono diventati un patrimonio condiviso, il giardino non ha perduto la funzione di oasi protetta e rasserenante, anzi forse l’ha rafforzata. Lo spiega bene Scaietta: «abbiamo un numero significativo di stanze e camere arredate, colme di mobili, opere d’arte e oggetti d’epoca, che fanno parte del percorso museale. Il giardino armonizza la visita, il passaggio dal palazzo principale alla Palazzina dello Zodiaco, dal gabinetto scientifico alla serra». Il giardino inoltre, dalla primavera al termine dell’estate, diventa un eccezionale luogo di accoglienza, perfetto per organizzare iniziative, incontri e manifestazioni.

Quest’anno a inaugurare la bella stagione ci sarà la mostra “Piante Acquatiche”, che comprenderà le dieci opere finaliste, raccolte dal concorso di illustrazione Interno Verde Design. Al contest hanno partecipato 121 giovani grafici e disegnatori, provenienti da tutta Italia, che hanno impegnato talento e creatività per declinare un tema botanico profondamente correlato al paesaggio mantovano. Tra le chine, i carboncini e le elaborazioni digitali si potranno incontrare fiori di loto, canne palustri e ninfee, insieme a rospi, aironi e carpe. La selezione è stata effettuata da una giuria d’eccezione, composta da: Renato Bruni, direttore dell’Orto Botanico di Parma, docente e divulgatore; Silvia Molinari, artista specializzata in acquerello botanico, già firma di note campagne per Lipu e Gardenia; Emiliano Ponzi, illustratore di fama internazionale, che tra le sue collaborazioni vanta giornali come The New Yorker e Le Monde, aziende come Bulgari, Tiffany, Lamborghini, e di recente ha firmato l’airbus delle Olimpiadi Milano-Cortina.
Il taglio del nastro – che si terrà sabato 21 marzo, alle 16.30 – coinciderà con la premiazione del primo classificato. Il vincitore riceverà, grazie al supporto del Garden Club, un premio di 500 euro. Arricchirà il pomeriggio, tra alberi secolari, tartarughe e stampe originali, la merenda offerta dalle aziende del territorio: Cleca e Zanetti.


Licia Vignotto
Redattrice | Responsabile del festival Interno Verde
Co-fondatrice dell’associazione Ilturco, che nel 2016 ha ideato e lanciato Interno Verde, e co-fondatrice dell’omonima cooperativa impresa sociale, creata nel 2021 per gestire al meglio l’evento. Responsabile del festival, descrive il suo lavoro “una via di mezzo tra l’investigatore privato e lo stalker”.
