L’orchidea del delta, patrimonio da tutelare

L’orto botanico di Ferrara per la conservazione delle specie protette

Parole di Anna Santangelo | Aprile 2026

Ophrys sphegodes in fiore, orchidea spontanea protetta del delta del Po

Il territorio del delta del Po, ufficialmente riconosciuto come Parco Regionale dal 1988 e tra le maggiori riserve nazionali di zone umide, grazie ai suoi numerosi habitat ospita diverse popolazioni di orchidee spontanee. La trasformazione antropica dell’area costiera ha minacciato in passato e minaccia tutt’oggi la sua biodiversità, poiché gli spazi dove vivono queste specie protette rischiano di essere distrutti.

Fondamentale – per contrastare questo pericolo – è l’azione di salvaguardia svolta dall’Orto Botanico dell’Università di Ferrara, grazie alla collaborazione con il Garden Club del capoluogo estense. «Non abbiamo potuto salvare il singolo individuo ma abbiamo potuto salvaguardare parte della popolazione; questo è stato possibile grazie all’aiuto del Garden Club che ci ha supportati con una donazione per poter agire nel concreto e in velocità»; queste le parole di Lisa Brancaleoni, professoressa di Botanica ambientale, a capo del progetto scientifico NATURb-Orchids, che ha come obiettivo lo studio e tutela delle orchidee, sia nelle aree naturali sia negli ambienti residenziali della città.

Anacamptis morio in fiore viola in prato, orchidea spontanea protetta delta del Po
Orchis purpurea in fiore bianco e porpora, orchidea spontanea protetta delta del Po

Le orchidee del delta crescono nei prati umidi o nei prati aridi e sabbiosi del retroduna; quando le condizioni dell’ambiente naturale vengono a mancare ecco che la conservazione ex situ, al di fuori dell’habitat originario, diventa lo strumento essenziale di tutela: «le orchidee sono piante protette, per cui ottenuti i regolari permessi e grazie al Parco del Delta del Po, siamo potuti intervenire con il prelievo delle zolle di terra per garantire la sopravvivenza delle piante assieme ai funghi con cui crescono in simbiosi». La struttura adeguata e necessaria per conservare le orchidee ex situ è l’Orto Botanico, che vede tra le sue funzioni la tutela della biodiversità e delle specie a rischio d’estinzione, minacciate dai cambiamenti climatici e dalla perdita dell’habitat, insieme al mantenimento delle collezioni storiche e rare, alla ricerca scientifica e alla reintroduzione delle specie in natura.
Nell’Orto Botanico di Ferrara sono nate spontaneamente diverse orchidee e ad oggi vi crescono più di mille individui di Ophrys apifera, la cui fioritura si può ammirare a maggio: «la comparsa di cinque specie spontanee di orchidee in questo spazio dimostra come la giusta gestione dei prati aumenti la biodiversità, di cui tutti poi godono i benefici».

Anacamptis pyramidalis rosa in prato naturale, orchidea spontanea delta del Po
Anacamptis coriophora in fiore, orchidea spontanea protetta nei prati del delta del Po

Gli Orti Botanici collaborano a perseguire uno degli obiettivi della Convenzione sulla Diversità Biologica firmata a Rio de Janeiro nel 1992, ovvero la salvaguardia della biodiversità e l’uso sostenibile delle sue componenti. In questo contesto, il progetto NATURb-Orchids rappresenta un’importante occasione per conoscere meglio la relazione tra l’uomo e il mondo delle piante erbacee: «occorre una nuova visione del verde urbano. Un prato a sfalcio ridotto, dove le piante crescono a diverse altezze, non è mancanza di decoro perché disordinato, ma una risorsa perché ci garantisce innumerevoli servizi ecosistemici. E tra le piante erbacee che vi crescono ci possono essere anche le orchidee, che vengono sfalciate prima che possano riprodursi, col rischio che non compaiano più. Fondamentale è un nuovo modo di concepire il verde e la biodiversità come ricchezza; il progetto è un primo passo e abbiamo voluto comunicarlo con una serie di pannelli divulgativi collocati tra Ferrara, Ravenna e i Lidi Ferraresi».
Questa preziosa biodiversità è spesso minacciata dall’emergenza climatica: ondate di calore, annate primaverili troppo umide o troppo secche che causano la mancanza di impollinatori. Questo è un problema notevole per molte orchidee, che spesso si autoimpollinano riducendo la variabilità della popolazione. Funzionano come indicatori: la loro presenza è segnale di un ecosistema in salute, perché «la biodiversità è alla base della vita».

Tutti possono contribuire alla salvaguardia di questo patrimonio vegetale, presente anche in ambito urbano, custodendolo e contribuendo al suo mantenimento, rispettando il divieto di raccolta, e guardando con un occhio diverso i prati con un regime di sfalcio differenziato. Uno dei pannelli visibili a Ferrara riporta la frase: «La città è l’habitat che l’uomo si è creato». Ricorda ai passanti che un ambiente non deve essere solo bello ma soprattutto sano, e che la società dovrebbe imparare ad accogliere un nuovo concetto di decoro, assumendo il naturale disordine della natura: «occorre lasciare entrare la natura in città che è il nostro habitat per renderlo più funzionale e vivibile».

Anna Carolina Santangelo

Redattrice

Pugliese, classe 1993; laureata in Scienze della Comunicazione a Ferrara. Per stare al mondo di avvale di arte, libri, cinema, musica, danza ecc.; crede nel valore della scrittura, nell’importanza delle parole e nell’osservazione della realtà che la circonda. I versi della scrittrice S. Plath identificano il suo rapporto con la natura “finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me”.