Il Barone Rampante e il bagolaro di Palazzo Scotti
A Piacenza, nel giardino storico curato da Piergiorgio Barbieri
Parole e immagini di Sara Buglione | Maggio 2026
«Nove volte su dieci perdo il lavoro. Ma magari salvo l’albero, almeno per un po’».
Piergiorgio è arboricoltore, ma la definizione gli va stretta: studia ogni pianta, ne ascolta i segnali, installa cavi d’acciaio quando serve per tenerla in piedi senza abbatterla. Lo chiami per tagliare un albero e lui, già al telefono, ti dice che probabilmente non lo farà.
Nel giardino di Palazzo Scotti di Sarmato – che aprirà le sue porte al pubblico per il festival Interno Verde Piacenza, che si terrà sabato 16 e domenica 17 maggio – si possono incontrare un bagolaro secolare, un platano maestoso, una magnolia… alberi che non sono mai caduti, e chissà se cadranno mai. Non perché siano invincibili anzi, portano con sé funghi, fessurazioni, radici compromesse, ma perché vengono salvaguardati con precisa volontà. Il loro angelo custode è Piergiorgio Barbieri, conosciuto come “Il barone rampante”, che in questo giardino lavora da 27 anni.

La sua formazione non viene dall’agraria ma dalla meccanica. Suo zio aveva un’officina e lui era “votato al sacrificio”, come racconta ridendo. Alla fine degli anni Novanta però entra in una cooperativa sociale che si occupa di verde, e lì scatta l’amore. I successivi corsi alla Scuola Agraria di Monza gli insegnano un concetto fondamentale: meno si interviene, meglio è. Da allora non ha smesso di imparare. Nel 2015 conosce Christophe Drénou, botanico francese e massimo esperto di architettura degli alberi, di cui traduce anche un libro, pubblicato in Italia nel 2024. Il volume introduce il Metodo ARCHI: un sistema di diagnostica basato sull’analisi della struttura aerea della pianta, che ne valuta la resilienza. Questo incontro per Piergiorgio è stato una conferma… di tutto ciò in cui già credeva già. «Ho imparato da Christophe ad avere rispetto degli alberi. La miglior cosa che puoi fare per un albero, quando non è strettamente necessario, è non far nulla». È una posizione scomoda, in un settore in cui spesso vince chi offre il prezzo più basso e l’intervento più drastico. Ma Piergiorgio la tiene ferma, con la tranquillità di chi sa di avere la scienza dalla sua parte.
A Palazzo Scotti di Sarmato ci arriva nell’anno 2000, dopo che un grande ippocastano era crollato in giardino. Lo chiamano per scongiurare la stessa sorte per un secondo esemplare. È l’inizio di una storia lunga decenni. L’albero simbolo del giardino è il bagolaro, nato spontaneo e cresciuto libero, senza potature che ne deformassero la struttura. «È una pianta fortunata», dice Piergiorgio. «Ha potuto formarsi come geneticamente è iscritto nel suo DNA.» Nel 2016 le indagini rivelano che l’apparato radicale è attaccato da un fungo lignivoro molto aggressivo. La soluzione non è l’abbattimento: sono tre ancoraggi a 120 gradi, micropali nel terreno, cavi d’acciaio incollati ai fusti con fasce apposite. «La pianta potrebbe anche seccare completamente, ma non cadrà mai.» Ogni anno, nuovi piccoli interventi: qualche cavo in più, qualche branca alleggerita. Una cura continua, quasi affettuosa.

Anche il platano, che potrebbe avere 120, forse 130 anni, è ancorato. Anche lui ospita un fungo lignivoro, normale per la sua specie e per la sua età. «Sostituirlo con cento piante nuove non compenserebbe niente», dice Piergiorgio con una fermezza che non ammette repliche. «Non la bellezza, non quello che fornisce all’ecosistema, non la sua storia. Niente».
Con decenni di lavoro alle spalle, Piergiorgio ha visto cambiare non solo le piante, ma il mondo intorno a loro. Quando gli si chiede cosa abbia notato negli ultimi anni, quelli in cui si parla di crisi climatica, di ecoansia, di specie che scompaiono, risponde con il rigore di chi ha i dati in testa ma anche gli occhi aperti sul campo. Usa un grafico, quando insegna, che mette in fila le minacce al pianeta: al primo posto non c’è il clima, ma la riduzione delle specie, oltre il 48%. Poi c’è la nitrificazione degli oceani e a seguire il consumo di suolo. Il cambiamento climatico arriva quarto, con tutti i suoi effetti a catena. «Si vede andando in bosco, ma anche in città», dice. «La sofferenza delle piante negli ultimi anni è molto marcata. La siccità e il caldo estivo stanno incidendo davvero e spesso le piante hanno già subito danni pregressi quindi il caldo dà l’ultima botta».
È anche per questo che, dal 2020, nel giardino di Palazzo Scotti, qualcosa è cambiato. Le piccole fioriture spontanee vengono lasciate, le foglie intorno agli alberi restano a terra a ricostituire nutrimento, le api trovano spazio. «Sembra disordine», ammette Piergiorgio, «ma è molto importante. Il materiale organico viene ricircolato dalla pianta, poi dagli organismi del suolo. È un sistema che funziona da solo, se lo lasci fare».

C’è una domanda che si sarà sentito ripetere molte volte, con quella curiosità bonaria di chi ha appena scoperto il nome della sua azienda: se si riconosce in Cosimo Piovasco di Rondò, il celebre protagonista del Barone Rampante di Calvino. Un uomo che vive sugli alberi, che non vuole scendere, che guarda il mondo dall’alto con una distanza che è anche filosofia. La risposta, ormai rodata, non perde però un grammo di sincerità: «direi che come Cosimo non vorrei scendere più. Alla mia veneranda età, e ho 61 anni, non arrampico come vent’anni fa. Però questo mondo non mi piace proprio, anzi per niente. Invece sugli alberi si sta bene. Sì, sugli alberi si sta molto bene».
Raccoglie pezzi di corteccia, semi caduti sotto i grandi esemplari che cura. Li porta a casa, nell’Appennino piacentino, dove ha costruito una piccola serra e dove sta iniziando ad allevare i figli degli alberi monumentali che segue, li fa germogliare. «Non è un rito», spiega. «È un ricordo». Poi cita Mario Rigoni Stern, una frase letta anni fa in una mostra al Museo di Storia Naturale di Piacenza che, dice, lo fece piangere: «Dai più belli ripongo in tasca un pezzetto di corteccia o una foglia o una briciola di radice ed è come se avessi in dono un poco della loro secolare vita».

C’è qualcosa di commovente, in questo uomo che sale sugli alberi per tenerli in vita, che raccoglie semi per portarsi a casa un pezzo della loro storia, che perde lavoro pur di non abbattere. Non è sentimentalismo: è una posizione scientifica, etica, quasi politica. «Le piante sono arrivate 400 milioni di anni prima di noi. Sono molto più evolute. E noi continuiamo a pensare di poter fare a meno di loro».
Il bagolaro di Palazzo Scotti è lì da più di un secolo. Ha attraversato guerre, trasformazioni urbane, cambiamenti climatici. Ha un fungo nelle radici e dei cavi d’acciaio tra i rami. Ma è ancora in piedi, e continua a germogliare ogni primavera. Forse non è un caso che proprio lui, con tutta la sua fragilità tenuta insieme da cure pazienti e invisibili, sia diventato il simbolo di questo giardino. E che Piergiorgio, ogni 15 giorni circa, torni qui a fargli visita.


Sara Buglione
Redattrice
Pugliese trapiantata in Emilia-Romagna, laureata in Arti Visive all’Università di Bologna, non perde occasione per prendere aerei e treni appena può.
Affascinata dalla cultura giapponese, spera un giorno di poter visitare le isole nipponiche; nel frattempo passa le ore a guardare anime. La trovi sempre in giro, magari su un longboard skate o in un mercatino vintage.
