Cercatori di alberi monumentali, ovvero R.A.M.I.
Come funziona il registro dei giganti verdi italiani?
Parole di Nadia Lafrizi | Immagini di R.A.M.I | Maggio 2026
R.A.M.I. è un acronimo, sta per Registro degli Alberi Monumentali Italiani. Dietro questo nome geniale c’è un’associazione che tutela i giganti verdi distribuiti nella penisola, una realtà basata sul volontariato, che “nasce con radici forti”. Così si descrive nel sito, ed è proprio vero, perché tra i soci fondatori ci sono i grandi nomi dell’ambientalismo nazionale, e perché grazie ai numerosi cercatori si sono già raggiunti risultati notevoli: migliaia di alberi censiti. L’obiettivo di R.A.M.I. è prendersi cura di questi esemplari collaborando in maniera attiva con le amministrazioni pubbliche, mettendo a conoscenza i Comuni del tesoro silenzioso che custodiscono, e insieme alle associazioni amiche impegnarsi affinché la tutela possa essere riconosciuta e attuata.
Per capire come funziona questo processo, Interno Verde Mag ha intervistato Elia Fontana, presidente dell’associazione. La chiacchierata si è svolta a Piacenza, nel giardino di Palazzo Scotti di Sarmato, che sabato 16 e domenica 17 maggio sarà aperto al pubblico del festival Interno Verde. Proprio qui, in occasione dell’evento, R.A.M.I. allestirà una mostra divulgativa, per far conoscere ai visitatori l’argomento che più gli sta a cuore, fulcro di tutto il suo impegno.


Partiamo dall’inizio: com’è nata l’associazione?
La costituzione è abbastanza recente: giugno 2019. Eravamo davvero quattro o cinque amici all’inizio, adesso siamo 120 soci, di cui circa 40 attivi come cercatori. Il nostro presidente onorario è Valido Capodarca, che ha scritto libri e realizzato diverse mostre su questo argomento. Come associazione abbiamo due scopi: il primo è quello di collaborare nel riconoscimento e nel censimento degli alberi monumentali. Il secondo è promuovere la cultura dell’albero attraverso incontri, pubblicazioni e convegni.
Esisteva già una mappatura simile alla vostra, in Italia o all’estero, alla quale vi siete ispirati?
In Italia non esistevano modelli ma nel mondo anglosassone sì. Più o meno dagli anni ‘30 e ‘40 del Novecento, esistono associazioni che si occupano di questo tema. Un esempio è The Tree Register, che ha registrato più di 200mila alberi nel Regno Unito. In Italia gli alberi ufficialmente iscritti nell’elenco nazionale, promosso dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, oggi sono circa 5mila. Noi stimiamo che in realtà potrebbero essere 40-50.000 quelli con quelle caratteristiche giuste. Il nostro registro – che può consultare chiunque, si trova online – ad oggi ne conta 17.600, perché comprende sia quelli già dichiarati monumentali sia quelli che noi abbiamo individuato. Con la Regione Piemonte abbiamo attivato una collaborazione: i loro tecnici esperti sono andati a verificare gli esemplari che avevamo censito e più di 70 piante sono state inserite poi nell’elenco regionale.


Come si riconosce un albero monumentale? Anche in base alla Legge 10, cui si accennava prima…
Il nostro presidente, Valido Capodarca, dice che te ne accorgi da solo, quando ci sei davanti. E lui si riferisce al fatto che spesso un albero monumentale è un essere vivente molto grande, molto vecchio, diverso dagli altri, un esemplare eccezionale che ti stupisce, quindi c’è un impatto emotivo importante. Invece la Legge 10 codifica altri criteri che sono meno intuitivi, ad esempio tra i criteri c’è la connessione con una vicenda storica. L’Italia ha due o tre platani che sono legati a Napoleone, magari sono anche grandi e importanti, ma non è detto. Ho visto degli alberelli legati a vicende risorgimentali: un albicocco, un mandorlo, che non ti impressionano guardandoli. Però sono stati testimoni di episodi particolari e quindi conoscere quegli alberi e conoscere quegli episodi diventa un tutt’uno. Questo è il criterio del cosiddetto “valore storico, religioso, culturale”. Poi ci sono altri aspetti che hanno a che fare più con la botanica e con il concetto di rarità. Se avessimo qui una sughera, che di solito cresce nel Mediterraneo, sarebbe abbastanza eccezionale per Piacenza, no? E infatti ci sono alcune città del nord, come Torino, che hanno delle sughere che sono considerate monumentali.
Quindi l’età quanto influisce?
L’età dell’albero, insieme alla dimensione, è il criterio più usato: almeno il 50% degli alberi monumentali italiani sono classificati così. Questi due numeri – anni e circonferenza – non vengono separati e rappresentano, insieme, il primo criterio. È un po’ una derivazione della cultura tecnica forestale: la dimensione serve perché attraverso la misura della circonferenza del tronco si ha una stima approssimativa dell’età, che varia per specie, è assolutamente indicativa, perché un albero ha una velocità di crescita che dipende dall’acqua e dalla luce disponibili, dalla temperatura che c’è, dal terreno, quindi da mille situazioni. Però, mediamente, si sa che un pioppo cresce di più di un ginepro e così via.


Come si cerca un albero?
Si può cercare in tanti modi diversi. Quello più interessante è il passaparola. A me è capitato nei paesini in montagna di intervistare degli anziani al bar, chiedendo: avete visto un castagno particolarmente grande? E una volta loro mi hanno risposto: sì, sì, noi lo chiamiamo il vescovo perché è il più grande di tutti. Poi mi son fatto spiegare più o meno dov’era, e sono andato a cercarlo.
Se un albero monumentale si trova all’interno di una proprietà privata, cosa succede?
Per alcune persone avere un albero dichiarato monumentale è un elemento di pregio, magari di attrattività anche turistica, se gestiscono una struttura. Altri non vogliono che il loro albero sia dichiarato monumentale perché poi hanno paura di non poter più intervenire liberamente, dover chiedere l’autorizzazione per le potature… Sono due facce della stessa medaglia, nel senso che se tu sei custode di un albero come questo, una volta che viene dichiarato monumentale ti assumi anche l’impegno di curarlo, e di non abbatterlo ovviamente. Noi speriamo e stiamo lavorando perché le istituzioni aiutino i proprietari a sostenere il costo delle cure, perché sono interventi costosi. Alcune Regioni si sono già attivate, anche se con importi modesti. L’Emilia-Romagna in questo si distingue, è abbastanza avanti: si partecipa a un bando, si propone un progetto di cura che può essere annuale o pluriennale e poi si spera di poter avere accesso ai fondi.
Nel vostro sito ci sono anche le foto anche degli alberi deceduti, per ricordarli…
Dentro la parola monumentale c’è il verbo latino monio, che vuol dire proprio ricordare, è la stessa radice da cui deriva il verbo ammonire. I monumenti servono a far ricordare le cose, quindi che senso ha, una volta che l’albero è morto, perdere la memoria? Qui si apre un filone enorme perché c’è chi trasforma il tronco dell’albero in una statua lignea, c’è chi lascia uno spezzone. Ad esempio Piacenza aveva uno degli olmi campestri più grandi d’Italia, a Villanova d’Arda, vicino all’abitazione che fu di Giuseppe Verdi. Ebbene, quel tronco è stato intagliato con un busto del compositore.
Hai un albero monumentale preferito?
Ognuno di noi ha un albero preferito. Il mio purtroppo non c’è più, era a Piacenza, era il grande cedro dei Giardini Margherita, che è crollato per la neve qualche anno fa. Non lo sappiamo perché si elegge un albero del cuore, però sicuramente nasce qualcosa di particolare, un colloquio con quella pianta. Era un albero che aveva un grande ramo a sviluppo orizzontale per molti metri, poi c’era una piccola struttura di mattoni che lo sosteneva, praticamente il sentiero che portava alla stazione faceva passare sotto questo ponticello.
Volete sapere se c’è un albero monumentale vicino a voi? Basta sfogliare il registro R.A.M.I.: https://ilregistrodeglialberi.it/cerca
Si può impostare la ricerca per zona, per regione, per specie… Andate a salutarli, a conoscerli, e magari vi scappa anche un abbraccio… che dicono faccia bene.

Nadia Lafrizi
Illustratrice
Nata a Ferrara nel 1996. In dirittura d’arrivo al Biennio di Illustrazione per l’editoria, presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, comunque sempre con molta calma! Pasticcia tra artigianato e illustrazione dal 2015, fa altre cose che non c’entrano niente, rincorre i gatti e annaffia le sue piante da molto più tempo.
