Gelseta, il ritorno della seta

La bachicoltura si attiva nel veronese

Parole di Debora Vitulano | Foto di Verona OFF | Dicembre 2025

Allevamento bachi da seta su lettiere progetto Gelseta Verona

Un progetto che intreccia agricoltura, ricerca e memoria per ridare vita alla gelsibachicoltura e rigenerare il legame tra comunità e territorio

Nella pianura veronese, tra Villafranca, Povegliano e Isola della Scala, sono tornati a crescere i gelsi. Non come residuo nostalgico di un paesaggio scomparso, ma come parte di un progetto che intreccia agricoltura, ricerca scientifica, educazione e comunità. A guidarlo è un gruppo interdisciplinare dell’Università di Verona: antropologhe, storiche ed economiste che hanno voluto «un progetto dal passo lento, costruito sul territorio e con il territorio». 

Lo racconta a Interno Verde Mag Anna Paini, antropologa e coordinatrice di Gelseta: «abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo fin dall’inizio partner agricoli e associazioni locali. Il nostro obiettivo era non imporre un modello, ma ascoltare, condividere, costruire relazioni». L’idea è semplice e radicale: riportare la gelsibachicoltura, quasi scomparsa nel Veronese, dove fino al Novecento era parte del ciclo agricolo stagionale e del reddito familiare.

giovani gelsi progetto Gelseta

Il gelseto diffuso: radici antiche per un paesaggio nuovo

A differenza di altre province venete, nel veronese la bachicoltura non aveva lasciato strutture industriali attive. Pertanto, «si è scelto di non creare un unico grande gelseto, ma un gelseto diffuso, distribuito tra diversi partner agricoli». Alcuni alberi erano già stati piantati prima ancora che il progetto ottenesse il sostegno della Fondazione Cariverona, segno di un radicamento locale.

Il gelso, un tempo onnipresente nelle campagne, è anche un indicatore ambientale. Ha radici profonde che consolidano il terreno, resiste alla siccità e le sue foglie, di cui si nutrono esclusivamente i bachi, riflettono la qualità dell’aria e del suolo. La sua presenza contribuisce a restituire biodiversità e resilienza al paesaggio rurale.

Larve di baco da seta allevate su foglie di gelso nelle lettiere del progetto Gelseta

Il tempo lento dei bachi: una cura che educa

Nel maggio scorso, dopo aver ritirato a Padova le larve fornite dal CREA, i primi cinquemila bachi da seta sono stati allevati da agricoltori, scuole e associazioni. Una pratica che richiede dedizione quotidiana: temperatura costante, raccolta di foglie fresche, sostituzione regolare delle lettiere: «L’allevamento ha suscitato nei ragazzi dell’Istituto Agrario un’attenzione sorprendente. Alcuni non riconoscevano neppure un gelso: prendersi cura dei bachi li ha portati a osservare i cicli naturali, a sviluppare un senso di responsabilità verso altri esseri viventi».

In giugno, i bozzoli sono stati consegnati a un essiccatoio della provincia di Padova per impedirne la trasformazione in farfalle. Il passaggio successivo è la filatura: qui entra in gioco MIC, azienda della bassa veronese specializzata in filati, che sta testando la qualità della seta prodotta.

Baco da seta mentre fila il bozzolo
Bozzoli di baco da seta raccolti a mano

Oltre la moda: la seta come risorsa per il futuro

Il primo obiettivo di Gelseta è dimostrare la fattibilità di una filiera locale di seta di qualità, ma lo sguardo si spinge oltre il settore moda: «oggi il filato di seta trova applicazioni anche in ambito cosmetico e biomedico, spesso a partire da quelli che un tempo erano considerati scarti di lavorazione». Le fibre non adatte ai tessuti pregiati possono diventare materia per biomateriali innovativi, con proprietà di biocompatibilità e biodegradabilità: punti di sutura riassorbibili, membrane per la rigenerazione dei tessuti, prodotti cosmetici a base di sericina. Questa prospettiva apre nuove possibilità di reddito per gli agricoltori e valorizza la filiera corta, coniugando innovazione, sostenibilità e radicamento locale.

Memorie che tornano a galla: voci, gesti e paesaggi

Il progetto non è solo economico. Ha una forte componente culturale: recuperare memorie e saperi diffusi, riportare alla luce un patrimonio immateriale. Molti abitanti ricordano le voci delle nonne intente a nutrire i bachi, il fruscio continuo che riempiva le case in primavera, il profumo delle foglie di gelso.

Per restituire queste storie alla comunità sono state coinvolte associazioni come Verona Off, che ha documentato fotograficamente le fasi del progetto, e si prevede un evento conclusivo con un’installazione ambientale di Antonella De Nisco: «l’arte in questo percorso non è decorazione, ma modo di ascoltare e dare voce ai luoghi».

Essiccatoio per bozzoli di seta

Il paesaggio come patrimonio vivo

L’approccio interdisciplinare – antropologico, storico, economico – permette di leggere il paesaggio come un intreccio di relazioni. La ricerca storica, concentrata soprattutto sul Settecento, sta ricostruendo le politiche agrarie e le trasformazioni del lavoro rurale, quando i gelsi segnavano i confini dei campi e la bachicoltura integrava il reddito familiare.

«Pensiamo al paesaggio non come a uno sfondo immobile, ma come a un patrimonio vivo, modellato da interazioni tra specie vegetali, animali e umane. Riattivare la gelsibachicoltura significa anche riflettere su un’idea di sviluppo che non sia estrattiva ma generativa, capace di nutrire legami tra ambiente, comunità e memoria».

Il progetto Gelseta è sostenuto fino al 2026 e punta a lasciare al territorio competenze, reti e fiducia per una filiera autonoma. Se i test sul filato daranno esito positivo, l’allevamento potrà crescere già dal prossimo anno: «In questo primo anno siamo partiti con prudenza, ma abbiamo già creato un sapere condiviso tra agricoltori, scuole, associazioni. L’auspicio è che questa esperienza diventi un modello di rigenerazione ambientale e sociale, mostrando come la cura di un piccolo baco da seta possa trasformarsi in cura di un paesaggio e della comunità che lo abita».

Debora Vitulano

Redattrice

Giornalista, scrittrice, traduttrice ed editor freelance, vive a Parma. Italo-russa, è appassionata di linguistica, letteratura, musica, arte e moda. Pratica yoga, le piace viaggiare e ama la natura e gli animali.