Giardino Winter, tra Ottocento ed elettromagnetismo
Nelle colline marchigiane, il parco storico diventa bioenergetico
Parole di Debora Vitulano | Febbraio 2026
© Foto di Dario Fusaro
Dal disegno ottocentesco di Ludwig Winter alla nascita del primo parco bioenergetico in un contesto storico europeo
Entrare nel giardino del Borgo Storico Seghetti Panichi significa varcare una soglia calma, dove la disposizione degli alberi orienta lo sguardo e i passi trovano un ritmo diverso. Sulle colline marchigiane, vicino ad Ascoli Piceno, la natura ti accompagna e ti invita a fermarti: la luce attraversa le chiome degli alberi, i viali seguono il respiro del terreno e il paesaggio non è uno sfondo, ma un interlocutore.
Questo giardino fa parte della vita della tenuta da secoli: luogo agricolo, crocevia di storie familiari, spazio condiviso con chi ha coltivato la terra attorno alla dimora. Oggi, dopo un lungo intervento di recupero, torna a mostrarsi nella sua forma migliore, senza perdere la memoria di ciò che è stato. Camminando tra le sue piante, si percepisce come ogni scelta progettuale sia stata fatta per essere vissuta: un invito a rallentare, a lasciarsi guidare dal paesaggio, a riconoscere una bellezza sedimentata nel tempo.
Ludwig Winter e l’esperienza del giardino come luogo vissuto
La configurazione del parco come lo vediamo oggi nasce alla fine dell’Ottocento con il lavoro del paesaggista Ludwig Winter, botanico sperimentatore che ha segnato l’identità dei giardini mediterranei. Nei suoi progetti il giardino non era un luogo da ammirare a distanza, ma uno spazio quotidiano della tenuta agricola: «le aziende agricole venivano fruite non solo da chi le gestiva, ma anche da chi ci lavorava», spiega Stefania Pignatelli, proprietaria del borgo.
Nel corso del Novecento, questo rapporto tra paesaggio e comunità si è in molti casi affievolito: i giardini storici sono diventati silenziosi, separati dalla vita che li circonda. A Borgo Seghetti Panichi, invece, si è voluto riportare il giardino alle sue origini: «è un ritorno alla comunità».
In questa continuità ritrovata, il giardino torna a essere un luogo abitato e non soltanto custodito. Oggi, il disegno di Winter sopravvive nei tracciati dei viali, nelle prospettive aperte sulle colline, nella presenza di essenze esotiche accanto a piante mediterranee. È una stratificazione che unisce memoria familiare, storia del paesaggio e attenzione al benessere di chi percorre questi spazi.

© Foto di Dario Fusaro
Il parco bioenergetico: piante che accompagnano il benessere
«L’attenzione e l’amore che ha dato mia madre a questo giardino sono quelle che avrebbe dato a un figlio», racconta Stefania Pignatelli. Una cura che il giardino ha saputo ricambiare nel periodo difficile che è seguito al sisma del 2016. Nei nove anni in cui la dimora storica è rimasta chiusa per i lavori di restauro, il parco ha continuato a vivere. Le visite si sono ridotte, ma non si sono mai fermate del tutto: «è stato generosissimo».
Questa continuità si lega anche alla ricerca condotta nel giardino: da quasi vent’anni il parco è oggetto di studi sul potenziale bioenergetico della vegetazione. Grazie al Bando PNRR per i giardini storici, il progetto ha potuto evolversi: viali ripristinati, muri a secco recuperati e, soprattutto, la definizione del primo parco bioenergetico europeo in un contesto storico.
Mediante la metodologia Bioenergetic Landscapes si sono individuate trenta aree bioenergetiche, punti in cui alcune specie — insieme al passaggio delle acque sotterranee — generano effetti positivi sull’equilibrio psicofisico: «così chi visita il giardino può beneficiare degli elettromagnetismi creati dalla pianta, ma anche dal passaggio delle acque sotterranee».

© Foto dal sito Borgo Storico Seghetti Panichi
PNRR: una valorizzazione che guarda alle persone e al territorio
Il PNRR ha rappresentato l’occasione per riaprire il dialogo tra giardino e territorio: «valorizzazione significa comunicazione, promozione del luogo; un progetto muore se resta chiuso».
Il lavoro con la Bottega del Terzo Settore della Fondazione Carisap ha attivato collaborazioni con associazioni no profit: programmazioni condivise, attività educative e culturali che continuano anche oggi. Sono stati creati itinerari tematici con altri giardini storici di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo; video divulgativi con botanici e studiosi del paesaggio; e un nuovo archivio fotografico dopo anni di cantiere.
La fruizione del giardino è stata ripensata in chiave inclusiva — costo del biglietto contenuto, ingresso gratuito per le scuole, percorsi accessibili, un golf cart per raggiungere ogni area del parco — e si riassume in un principio chiaro: «non si può pensare che chi è custode di questi giardini abbia una storia a sé stante».
Qui la conservazione si misura nella relazione tra luogo e persone, nei passi lenti dei visitatori e nei progetti che continuano a generarsi, in un paesaggio che resta contemporaneo proprio perché rimane abitato e condiviso: «mi auguro che il giardino possa continuare a esprimere la sua generosità e apertura verso gli altri».

Debora Vitulano
Redattrice
Giornalista, scrittrice, traduttrice ed editor freelance, vive a Parma. Italo-russa, è appassionata di linguistica, letteratura, musica, arte e moda. Pratica yoga, le piace viaggiare e ama la natura e gli animali.
