Il Giardino pensile del calore, un impianto e 21mila piante

La struttura industriale del Gruppo Iren, a Torino, immersa tra terrazzi e frutteti

Parole di Emanuele Gessi | Immagini da Gruppo Iren | Marzo 2026

Struttura in acciaio corten con giardini pensili e serbatoi, The Heat Garden Torino

Per raggiungere la nostra meta, The Heat Garden, bisogna avventurarsi nelle pieghe del quartiere torinese di San Salvario. Inoltrarsi tra le architetture solenni dei palazzi ottocenteschi fino a fiancheggiare un ristorante palestinese, da un lato della strada, notando svettare fra i tetti, sul versante opposto, il campanile di un santuario. A questo punto lasciarsi alle spalle l’arteria del traffico e spingersi verso ovest. È in via Lugaro che lui fa la sua comparsa.

Il Giardino pensile del calore, a primo impatto, sembra uscire dall’immaginazione di un fumettista grunge. La sua struttura si sviluppa attraverso un sistema di tubi in acciaio corten, un materiale che ha la particolarità di ossidarsi naturalmente nel tempo, e tre serbatoi operativi alti 24 metri. Stratificati all’interno della costruzione si trovano inoltre terrazzi, frutteti e una micro-serra di fragole. Per un totale di oltre 21 mila piantumazioni.

Serbatoi di accumulo termico e passerelle metalliche, The Heat Garden Torino

Tecnicamente parlando The Heat Garden è un accumulatore di calore, progettato dal Gruppo Iren, società multiservizi italiana, per rafforzare il sistema di teleriscaldamento della città di Torino. L’obiettivo, spiegano i referenti della società, è di riuscire a coniugare un concept architettonico di avanguardia, progettato da Luciano Pia, con la sostenibilità ambientale e soluzioni tecnologiche evolute. «Una missione – assicurano – ancorata alla realtà di quartiere, per cercare di soddisfare il fabbisogno di chi abita in questa zona».

Se si incomincia dalla sommità dell’impianto, da cui il panorama visibile circostante è quello dell’arco alpino, è legittimo alimentare la propria curiosità domandando ai propri anfitrioni: ma come funziona The Heat Garden? Il meccanismo è presto spiegato. Nella periferia della città sorgono gli impianti di produzione del calore, che lavorano tutto il giorno per essere in grado di rispondere, essenzialmente la mattina presto e prima di cena, al picco delle richieste urbane di acqua calda. Sicché l’impianto di San Salvario, trovandosi nel cuore di un quartiere popolato, acquisisce la funzione cruciale di conservare al suo interno l’acqua calda prodotta in periferia, immettendola nella rete di comunità al momento giusto. Evitando in questo modo sia gli sprechi che la necessità di accendere caldaie “d’emergenza” per far fronte a una richiesta di potenza che diventa ingente in pochi minuti.

Serra interna con coltivazione di fragole in legno, The Heat Garden Torino

I referenti del Gruppo Iren sottolineano che la posizione in cui si colloca THG, proprio di fronte alle terrazze dei condomini di via Lugaro, «non ha generato disagi ai residenti». Anzi, l’impianto sarebbe stato accolto, dopo un iniziale scetticismo, come un progresso, visto che in quell’area prima sorgeva un deposito ferroviario. 

A livello di riferimenti estetici e influenze culturali, a un appassionato di soluzioni ecologiche di ultima generazione potrebbe venire in mente, fatte le debite proporzioni, l’impianto di smaltimento dei rifiuti di Copenaghen, denominato Copenhill. Un termovalorizzatore, capace di produrre energia a emissioni zero, dalla struttura architettonica così particolare da essere diventato un’attrazione turistica, oltre che un impianto sportivo, in Danimarca.

Scala metallica in acciaio corten circondata da alberi, The Heat Garden Torino

Al netto dei benefit di immagine e strategici a cui una società operante nel settore dell’energia ambisce sviluppando delle soluzioni green come quelle descritte, rimane encomiabile il risultato effettivamente conseguito. Che nel caso di Heat Garden consiste nel fascino di poter passeggiare per una struttura industriale; essendo tuttavia circondati da floridi giardini pensili. Come in una tavolozza di colori di prim’ordine, platani, gelsi bianchi, ciliegi e aceri si offrono allo sguardo del visitatore con un’invidiabile ricchezza di sfumature. La composita selezione di piante e arbusti include, fra l’altro, il corniolo giapponese, il frassino americano e il mirto crespo. Anche la scelta dell’irrigazione va nella direzione della sostenibilità, con un sistema diffuso e automatico che attinge a un bacino di acqua piovana, evitando quella di falda. Le vasche di contenimento degli alberi sono profonde 3 metri, con una struttura a liste, composte da uno strato di terreno sopra e uno di ghiaia drenante sotto. Questa soluzione permette all’acqua, quando piove, di defluire e di espellere il calore eccessivo nella stagione estiva.

Anche a Torino, poi, esistono dei festival (come Interno Verde in Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia), che si propongono di aprire al pubblico gli scrigni green della città, ovvero quei giardini solitamente preclusi. The Heat Garden è stato coinvolto a prender parte a due di questi, Verde Svelato e Openhouse.

L’obiettivo della proprietà, in futuro, è di ospitare al suo interno sempre più eventi culturali. Aumentare l’accessibilità è una missione chiave, che già oggi registra un importante interesse da parte della cittadinanza, grazie innanzitutto ai momenti divulgativi pensati per le scuole, in cui ci si concentra sulla parte botanica, e a quelli per gli studenti del Politecnico, in cui si prendono in esame i risvolti tecnologici della struttura, con delle visite dal taglio più specialistico. Fra le categorie di persone che potrebbero apprezzare Heat Garden ci sono anche gli appassionati di alt-rock italiano. Fra le attrazioni, infatti, vi è pure un’installazione sviluppata dal co-fondatore dei Subsonica Davide Boosta Dileo, che ha trasformato in musica e melodie meditative i suoni che caratterizzano l’impianto.  Importante sottolineare come Heat Garden, essendo un luogo industriale in funzione, venga aperto al pubblico in occasione di eventi specifici, comunicati dal Gruppo Iren tramite i propri media, social e sito. Al di fuori di questi momenti non è possibile effettuare visite.

L’obiettivo della proprietà, in futuro, è di ospitare al suo interno sempre più eventi culturali. Aumentare l’accessibilità è una missione chiave, che già oggi registra un importante interesse da parte della cittadinanza, grazie innanzitutto ai momenti divulgativi pensati per le scuole, in cui ci si concentra sulla parte botanica, e a quelli per gli studenti del Politecnico, in cui si prendono in esame i risvolti tecnologici della struttura, con delle visite dal taglio più specialistico. Fra le categorie di persone che potrebbero apprezzare Heat Garden ci sono anche gli appassionati di alt-rock italiano. Fra le attrazioni, infatti, vi è pure un’installazione sviluppata dal co-fondatore dei Subsonica Davide Boosta Dileo, che ha trasformato in musica e melodie meditative i suoni che caratterizzano l’impianto.

Importante sottolineare come Heat Garden, essendo un luogo industriale in funzione, venga aperto al pubblico in occasione di eventi specifici, comunicati dal Gruppo Iren tramite i propri media, social e sito. Al di fuori di questi momenti non è possibile effettuare visite.

The Heat Garden nel tessuto urbano di San Salvario: l'impianto di teleriscaldamento Gruppo Iren illuminato di sera

Emanuele Gessi

Redattore

Laureato all’accademia della Scuola Holden, frequenta in seguito organic farm, magazzini-labirinto e redazioni di giornale. Affascinato dall’esplorazione, perde la testa per il verde metropolitano a Palermo, Valencia, Stoccolma e Columbus.