In bagno col rotolo di bambù
Gastona, carta igienica a basso impatto ambientale
Parole di Licia Vignotto | Illustrazioni di Raffaele Primo Capasso | Gennaio 2026
L’introduzione del bambù in Europa è tutto sommato recente. Fu presentato per la prima volta al pubblico nel padiglione giapponese della celebre Expo di Parigi, nel 1860. In Italia nei decenni successivi venne coltivato e studiato dal botanico Orazio Fenzi e piano piano iniziò a trovare spazio nei parchi delle ville più prestigiose, scelto per l’impressione orientaleggiante che sapeva regalare al contesto. Funzionava bene nei vecchi giardini romantici: creava isole di fitto mistero, evocava la giungla e i suoi segreti, l’esplorazione di terre lontane, l’impenetrabilità delle foreste esotiche. Oggi la moda è cambiata ma continua a funzionare molto bene: si inserisce nei cortili e negli attici minimalisti, geometrici ed essenziali, di ispirazione zen, spesso contenuto in vasche sotterranee di cemento armato. Sia mai che scappi, che prolifichi, che si esprima oltre al perimetro disegnato e designato. La pianta è velocissima: cresce in un batter d’occhio ed è aggressivamente invasiva, si espande, divora il terreno che ha attorno.
Proprio per questa sua caratteristica ha iniziato, da qualche anno a questa parte, ad essere considerata anche nel vecchio continente non più e non soltanto per il suo valore ornamentale, ma anche per il suo potenziale commerciale: si può utilizzare per l’edilizia, per l’arredamento… e anche per il bagno, come racconta a Interno Verde Mag Riccardo Rizzetto, responsabile comunicazione di Gastona.
«Abbiamo voluto portare in Italia qualcosa che non c’era, ovvero la carta igienica in cellulosa di bambù. Il lancio è stato nel 2022, siamo stati i primi a proporre sul mercato nazionale questo prodotto. Ci occupiamo della logistica e del marketing, la base è a Pordenone. La cartiera, ovvero il partner produttivo, è spagnolo». Riccardo ci spiega che avviare delle piantagioni in Europa non è facile come potrebbe sembrare: «per accorciare la filiera ci sono diverse realtà che coltivano, a cui ci si potrebbe rivolgere, ma qui ci si imbatte in un costo ambientale non detto: il bambù è idrovoro, soprattutto all’inizio, nei primi dieci, tredici anni di crescita. Si sviluppa rapidamente quando ha attecchito in modo importante, ma nelle piantagioni nuove è diverso. La sua produzione vanta una piccola quota europea, ma il grosso viene ancora dell’Asia».
L’approccio è decisamente pratico e pragmatico: «proponendoci come primo venditore di questo prodotto in Italia sarebbe stato facile promuoverci dicendo “non tagliamo alberi, siamo sostenibili”, oppure usare la bandiera dell’impatto zero. A noi impatto zero proprio non piace come concetto: qualsiasi cosa facciamo, qualsiasi cosa vendiamo, ha un impatto. Quello che scegliamo, nella trafila delle tante cose che facciamo, è cercare un impatto inferiore rispetto a quello che normalmente offre il mercato. Anche la questione del taglio degli alberi si può mettere in discussione: ci sono foreste gestite sostenibilmente che rendono la classica cellulosa molto meno impattante. Il principale valore della cellulosa di bambù, rispetto a quella classica, in realtà è il tempo. Un albero prima di diventare carta impiega almeno 15 anni, nella short rotation. Il bambù in una foresta matura posso tagliarlo e ricresce molto più velocemente: col giusto clima può anche arrivare a un metro al giorno. Ovviamente la crescita non è infinita: di solito arriva fino ai 18 / 20 metri e si ferma, però questa sua capacità è davvero importante».
Tra gli elementi di originalità di Gastona, oltre alla materia prima ovviamente, c’è la comunicazione: esplicita, amichevole e ironica. «Non abbiamo voluto sbiancare chimicamente la carta e questo rende il suo aspetto un poco strano, per chi è abituato ai rotoli profumati, colorati, coi disegnini sopra. Abbiamo voluto abbinare al suo aspetto, naturale e senza fronzoli, una comunicazione che gli corrispondesse, uno stile leggero e anticonvenzionale. È un prodotto di tutti i giorni, tutti sanno a cosa serve, ma nella pubblicità non si dice: si elogia la morbidezza, il rotolo che non finisce mai. Abbiamo voluto muoverci in controtendenza, con irriverenza anche. Belli i ruoli sociali ma siamo tutti stati bambini che ridevano con cacca e pipì, e c’è un momento della giornata in cui siamo davvero tutti uguali. Ci riallacciamo al popolare».
Questo approccio si è rivelato molto positivo, per due motivi importanti: «la gente ci prova perché la comunicazione è simpatica, non storce il naso per l’aspetto diverso dal solito, poi la prova del nove è soltanto una, e quella la superiamo dignitosamente. Abbiamo due veli, che nell’immaginario collettivo sono meno di quattro quindi poco resistenti, in realtà tutto dipende dal tipo di fibra. Quella in bambù è morbida, ma resistente e leggera. Nello sciacquone si scioglie facilmente. Quest’ultimo non è un dettaglio da poco. Abbiamo ricevuto tantissimi feedback positivi dai camperisti, da chi va in barca, da chi usa le fosse biologiche, è perfetta per chi ha gli scarichi che tendono a intasarsi».
Il secondo motivo sono le collaborazioni: «il tono che usiamo, divertente e diretto, fa sì che molte realtà si rivolgano a noi per creare qualcosa insieme. A Roccabianca, in provincia di Parma, sponsorizziamo il festival Urbe e Turbe, in pratica regaliamo il prodotto al circolo che organizza l’evento, e il circolo ha invitato gli artisti che gravitano attorno all’appuntamento a realizzare delle opere sullo strappo, che è diventato supporto grafico. Di recente ci hanno scritto anche degli asili, vorrebbero che organizzassimo qualcosa per i bambini. In che mondo un asilo contatta un brand di carta igienica per fare delle attività educative insieme? Ecco questo tipo di comunicazione ci sta portando in tante belle situazioni».

Licia Vignotto
Redattrice | Responsabile del festival Interno Verde
Co-fondatrice dell’associazione Ilturco, che nel 2016 ha ideato e lanciato Interno Verde, e co-fondatrice dell’omonima cooperativa impresa sociale, creata nel 2021 per gestire al meglio l’evento. Responsabile del festival, descrive il suo lavoro “una via di mezzo tra l’investigatore privato e lo stalker”.

Raffaele Primo Capasso
Illustratore
Illustratore, proviene dal mondo dell’architettura, disegna da quando ha memoria. Ama rappresentare architettura e natura su taccuini che porta sempre in tasca, organizza workshop e laboratori sperimentando sempre nuove tecniche di rappresentazione.

