Wild Flowers, sensibili alle stagioni

A Ferrara, il laboratorio floreale che educa all’imperfezione

Parole di Emanuele Gessi | Immagini di Wild Flowers | Febbraio 2026

Nicoleta e Fabio, fondatori di Wild Flowers Ferrara, nel loro campo di fiori coltivati in campo aperto a Monestirolo con cosmos bianchi e fiori di campo stagionali

Fare cultura coltivando. A Ferrara esiste un laboratorio floreale dove questo intreccio non solo è possibile, ma viene praticato per davvero.

Stiamo parlando di Wild Flowers, il progetto di floral design sostenibile animato da Nicoleta e Fabio, che hanno dato vita a questa piccola realtà artigiana nel 2022. Qui il rispetto profondo per la terra si sposa spontaneamente con la consapevolezza di vivere in una fase storica senza precedenti per l’ambiente, in cui non c’è alternativa alla sostenibilità – anche per chi nella vita si occupa di fiori, o più semplicemente li acquista.

Nicoleta e Fabio hanno lanciato la propria attività quattro anni fa, aprendo il negozio in via Boccacanale di Santo Stefano: «Con un pizzico di ironia amiamo definirla la nostra vetrina democratica sulla città, perché è aperta a tutti, non solo agli esperti».  Ma sono bastati pochi mesi perché in loro emergesse la necessità di spingersi oltre. È così che hanno iniziato a coltivare in proprio dei fiori su un piccolo terreno nella campagna ferrarese, a Monestirolo, per la precisione.

Raccolta manuale di fiori nel campo di Wild Flowers a Ferrara

La scelta di essere, a un tempo, coltivatori ed esercenti non è casuale; enuclea una filosofia, quella di rispettare la stagionalità, ridurre la filiera, far viaggiare poco i fiori e sostenere l’economia locale. Il concetto di evitare le forzature, centrale nel loro manifesto valoriale, aiuta peraltro a capire meglio che cosa abbiano in comune i fiori con la cultura: «Noi d’inverno ci trasformiamo in un negozio di fiori secchi. Perché a dicembre, per esempio, i fiori non ci sono e vorremmo abituare le persone ad avere più sensibilità riguardo ai ritmi naturali delle stagioni».

In questo senso, nella visione di Nicoleta e Fabio, il ruolo del fioraio all’interno della comunità si configura in maniera funzionale e pedagogica: «È molto bello quando vedi che i clienti imparano a chiedere i fiori giusti nel periodo giusto. Nel nostro piccolo è un’altra vittoria».

Bouquet di fiori di campo in vasi decorati, Wild Flowers Ferrara

Tra le battaglie intraprese, in sinergia con altre realtà europee dall’impostazione etica, quella contro la spugna da fioristi, «il classico mattoncino verde che viene ancora utilizzato in grandi quantità, nei matrimoni per esempio, nonostante non sia riciclabile in nessun modo e rilasci particelle di plastica». L’alternativa, da loro praticata, è quella del packaging che permette al consumatore di non dover buttare via tutta la confezione nella raccolta indifferenziata. 

Esteticamente parlando, Nicoleta e Fabio, prediligono i fiori dalla bellezza imperfetta. A ispirarli, il movimento statunitense delle flower farm, le fattorie che coltivano fiori in campo aperto. «Senza l’utilizzo di serre riscaldate, affidandosi alle risorse del terreno». Importante anche il modello del giardino all’inglese nel percorso formativo dei due flower designer, a cui hanno cercato di dare una reinterpretazione personale e in sintonia con il contesto.

Negozio Wild Flowers Ferrara con fiori freschi e secchi stagionali in vasi di vetro

Nell’approccio obliquo di Nicoleta e Fabio nemmeno San Valentino può dormire sonni tranquilli. Basti pensare che per questa festività ai loro clienti hanno proposto un bouquet a base di brassica… cioè la pianta del cavolo: «Da una parte è una scelta personale: per come siamo fatti ai canoni preconfezionati preferiamo rielaborare delle versioni alternative, che ci assomiglino di più in termini di autenticità». Quindi l’etica ambientale: «Vorremmo frenare una tradizione molto inquinante, quella delle rose il 14 febbraio. Si tratta di piante che vengono dall’Ecuador, dove la tutela della manodopera è allarmante, ed è un Paese dal quale sono costrette a viaggiare tantissimo e a essere conservate in celle frigo». Da queste riflessioni, una soluzione fuori dagli schemi: «Quello che cerchiamo di fare è dare un’alternativa, più autentica e rispettosa dell’ambiente, a chi vuole festeggiare. Quest’anno abbiamo scelto il cavolo, perché ci piaceva l’idea di superare l’idea dell’amore sdolcinato e romantico da cioccolatino, con una fioritura invernale, resistente e ironica al punto giusto». Dall’estetica all’etica, Wild Flowers finisce per riscrivere anche la definizione dell’amore.

Partecipanti a workshop floreale Wild Flowers by Lucrezia Ficetti in campagna ferrarese

Emanuele Gessi

Redattore

Laureato all’accademia della Scuola Holden, frequenta in seguito organic farm, magazzini-labirinto e redazioni di giornale. Affascinato dall’esplorazione, perde la testa per il verde metropolitano a Palermo, Valencia, Stoccolma e Columbus.