Urbe e Turbe, in connessione coi parchetti

Dialogo pre-festival con Italo Testa e Paola Fabbri 

Parole di Licia Vignotto | Immagini di Urbe e Turbe Festival | Giugno 2026

Illustrazione di piazza storica invasa da piante con scritta Urbe e turbe 2026.

In provincia di Parma, lungo il Po, si trova il piccolo e grazioso paesino di Roccabianca. Proprio qui, dove la campagna placida suggerisce torpore e tranquillità, si svolge da anni un festival davvero particolare: si chiama Urbe e Turbe ed ha come missione esplorare la paura contemporanea, provocando cortocircuiti che difficilmente si incontrano altrove. Quest’anno la rassegna è dedicata al tema dell’effimero e tra i prossimi appuntamenti figura un curioso dialogo tra lo scrittore e filosofo Italo Testa e Paola Fabbri, esperta di bagni in foresta, che si terrà sabato 7 giugno. Interno Verde Mag consiglia ai suoi lettori che abitano le lande padane di partecipare all’incontro e in generale di seguire questa manifestazione, anticipando alcuni dei temi che si potranno poi approfondire insieme agli ospiti, dal vivo.

Bisogna considerare questa intervista doppia un mezzo spoiler? Sì, ma non troppo, è soprattutto un invito. «Questo appuntamento è stato pensato per portare nel festival una riflessione positiva», spiega Michele Ravanetti, organizzatore di Urbe e Turbe al Circolo Arci G. Faraboli.

Prima abbiamo indagato l’idea dell’effimero come gioia istantanea portata dagli algoritmi, un divertimento che dura un attimo e poi sparisce, una scarica di endorfina che dietro di sé lascia il vuoto. Con Italo e Paola vorremmo parlare di un altro tipo di relazione tra umano e non umano, ovvero della relazione tra uomo e natura, da cui si può trarre beneficio.

Illustrazione a colori di una piazza storica con porticati ed edifici gialli.

Paola, che viene dal mondo della formazione, ha portato le sue esperienze pregresse in una nuova dimensione, quella del coaching ecosomatico. Conduce gruppi o singoli in spazi naturali, per aiutare le persone a recuperare la connessione con sé stesse e con l’ambiente.

Viviamo con un forte senso di separazione, ma in realtà questa separazione non c’è, per questo punto molto sull’ascolto del corpo, che costantemente ci parla, e sull’ascolto della natura, che fa la stessa cosa, comunica continuamente. Il mio impegno va nella direzione di far percepire corpo e natura come soggetti, non come oggetti, e far emergere la loro interazione.

La sua attività si svolge prevalentemente nei boschi dell’Appennino bolognese o tosco-emiliano, ma non si limita al contesto della foresta:

La cosa fondamentale è che ci sia una relazione col territorio, che ce l’abbia io e le persone che vengono con me. C’è molta attenzione, in chi pratica questo tipo di attività, sull’aspetto e la conformazione dello spazio: quali sono gli alberi più adatti, se sono i pini o sono gli abeti, quali sono le sostanze che rilasciano… A mio avviso questi elementi hanno un peso, ma non sono gli unici da considerare. La maggior parte delle persone vive in un contesto urbano e sarebbe importante riconoscere che anche in città la natura è natura, e imparare a rapportarsi con ciò che si ha vicino, valorizzare questa presenza. La capacità di connessione si può coltivare, basta poco per attivarla. Avere la possibilità di accedere quotidianamente alla natura, anche se urbanizzata, ha un valore enorme. Certo nei boschi c’è meno rumore, meno presenza umana, ed è importante frequentarli, ma forse lo è ancora di più saper entrare in relazione con il parchetto sotto casa. Aumenta il benessere fisico, diminuisce l’ansia e lo stress.

Illustrazione di un fiume con un pontile galleggiante e piccole barche ormeggiate.

Italo Testa ha alle spalle un percorso molto diverso, ma arriva a conclusioni tangenti. «Sono interessato soprattutto al rapporto tra la poesia e quello che Gilles Clément chiamava il terzo paesaggio, quegli spazi non totalmente determinati che si collocano tra l’intenzione, la progettualità umana, e l’assenza dell’opera, non del tutto funzionalizzati, che si possono aprire ai margini del costruito». Non a caso tra i suoi scritti figura un volume intitolato Teoria delle rotonde, che presta attenzione a come questi elementi, pensati per la gestione della viabilità,  si inseriscono nel paesaggio metropolitano vegetalizzati e ripopolati, come elementi naturali.

Nel libro L’indifferenza naturale si sofferma in particolare su una pianta, che sempre richiamandosi a Clément si potrebbe afferire alla categoria delle “vagabonde”: l’ailanto, chiamato anche albero del Paradiso. In Italia viene considerato un infestante: cresce velocissimo e si diffonde ovunque, in qualunque interstizio lasciato libero o incolto, lunghi i bordi della autostrade così come nei parchi storici o nei siti protetti, dove spesso si organizzano campagne per la sua estirpazione, perché diffonde nel terreno sostanze tossiche che inibiscono la vita delle altre specie.

Ho assunto questa pianta inaspettata, irritante per i nostri giardini, a motivo di ispirazione, di racconto. All’inizio non ero edotto sulla specie, non sapevo della sua diffusione, poi ho iniziato a incontrarla ovunque, ai margini delle strade, negli spazi residui, nei giardini infestati, ed è diventata allegoria di altro, uno strumento per gettare uno sguardo sul mondo come ci si offre, per illuminare la nostra esperienza del paesaggio contemporaneo.

Illustrazione di un edificio storico rosso e beige a due piani.

Interno Verde Mag vi aspetta a Roccabianca! La giornata, intitolata “Metriche della felicità”, comincerà alle 16 con una camminata lungo le strade del paese e sulle rive del Po. Seguirà il confronto tra Italo e Paola, moderato da Rocco Lapenta. Per chiudere in bellezza: djset ambient di Biolzz.

Locandina con ramoscello verde e programma dell'evento del 7 giugno.

Licia Vignotto

Redattrice | Responsabile del festival Interno Verde

Co-fondatrice dell’associazione Ilturco, che nel 2016 ha ideato e lanciato Interno Verde, e co-fondatrice dell’omonima cooperativa impresa sociale, creata nel 2021 per gestire al meglio l’evento. Responsabile del festival, descrive il suo lavoro “una via di mezzo tra l’investigatore privato e lo stalker”.